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Testo e foto di Marta Passaseo

 

Quando percorri la salita per arrivare a Villa Favorita dove ha sede l’evento Vinnatur (giunta quest’anno alla 15esima edizione) dimentichi per un attimo il grigio della città. Mentre sali sei colpito da tutti gli odori della campagna e quello che ti circonda sono vigneti, alberi e, in fondo, una meravigliosa villa in perfetto stile palladiano. Nonostante la canicola, la gente affolla i banchetti dei produttori che di anno in anno sono sempre di più: se ne contano all’incirca duecento, provenienti da nove Paesi europei. Angiolino Maule, fondatore e promotore dell’evento, sarà fiero di tutti loro che, con sempre più convinzione, scelgono di accompagnare l’uva nella sua maturazione senza l’utilizzo di prodotti di sintesi. Qui si parla di vino fatto secondo natura, vino che segue i principi della terra, del vento e delle mani dell’agricoltore. Quest’anno rispetto agli scorsi abbiamo apprezzato una diversa organizzazione. Per la prima volta infatti sono stati selezionati 6 percorsi tematici:

I nuovi produttori in primis perché ai #Vinnaturlovers piace assaggiare le novità

I senza SO2

I vini vulcanici

I rifermentati

Gli orange wine

I Fatti a Mano.

Inoltre, per la stampa, c’era la possibilità di soffermarsi su alcuni vini nella nuova Tasting room. All’esterno invece c’erano vari punti di ristoro e un concertino in perfetto stile italiano da godersi sdraiati sul prato. Tra vini già assaggiati e altri completamente nuovi, ne abbiamo scelti alcuni per voi.

 

Bruno Ferrara Sardo

‘Nzemmula vuol dire Insieme e Bruno Ferrara Sardo, mente e corpo dell’azienda agricola, sa bene che per fare il vino non ci vuole una sola mano ma tante insieme dirette verso un unico scopo: farlo bene. Siamo a Randazzo (CT), sul versante Nord dell’Etna a circa 700 metri s.l.m., un solo ettaro tutto a Nerello Mascalese. Abbiamo assaggiato diverse annate (’12, ’14, ’15, ’16) tutte fresche e di carattere. Quella che ci ha colpito di più è stata la 2015 che si è rivelata un vero e proprio vulcano di sapori e odori.

 

Vini Ferrara Sardo

Contrada Allegracore,

95036 Randazzo (CT)

Cantina Furlani  

Il signor Furlani sta al rifermentato come il pinot nero sta alla Borgogna. Nulla da togliere ai prosecco col fondo del veneto ma qui c’è varietà. Lagarino bianco, Verderbara, Nosiola sono solo alcuni dei vitigni autoctoni che potete trovare nei sette ettari sparsi tra Povo di Trento e l’Altopiano della Vigolana. Quest’anno oltre al Macerato e all’Alpino, abbiamo assaggiato L’antico, il Nativo e il Rosso. Macerazioni più o meno lunghe e colori per dei vini che portano la montagna nel cuore e… nel calice.

 

Agriturismo Ponte Alto Furlani

Via Alla Cascata, 27

38128 Loc. Povo Trento (TN

 

Azienda Agricola Franco Terpin

Come nella cucina così nel vino il Quinto Quarto sta prendendo il sopravvento anche se per lungo tempo è stato considerato un prodotto di seconda scelta. Franco Terpin, viticoltore a due passi dalla Slovenia, ha avuto un bel daffare con l’annata 2014 che per il nord Italia non è stata affatto eccellente e che di conseguenza non ha soddisfatto molti palati. Ma il vino, si sa, non si butta e quindi non ha esitato a imbottigliare Pinot grigio, Tokaj, Chardonnay e Sauvignon di questa “pessima” annata. Il risultato è stato a dir poco stupefacente soprattutto per il Tokaj e il Sauvignon che hanno un bel carattere e restano freschi e piacevoli in bocca come al naso.

 

Franco Terpin

Loc. Valerisce 6/A

34070 San Floriano del Collio (GO)

Musto Carmelitano

Siamo a Maschito, in pieno Vulture, e visto che si parlava poco fa di rifermentati, ve ne segnaliamo uno niente male. Il nome è Dhjetë, si pronuncia Diete, e in Arbëreshë vuol dire dieci. Interamente prodotto da uve moscato, non fatevi ingannare dalle note aromatiche, in bocca rimane persistente proprio come la gente del luogo. Il nostro sguardo poi si posa su una bottiglia particolare dall’etichetta disegnata a mano. Elisabetta ci dice che è stato suo nipote a realizzarla: “È la nostra selezione di uve aglianico. I grappoli devono essere interi, intatti, puri proprio come i bambini. Per questo abbiamo deciso di far disegnare l’etichetta da uno di loro”. Aglianico in purezza, aglianico bambino ma già formato perché in bocca lo si sente tutto d’un pezzo.

Azienda Musto Carmelitano

Via Pietro Nenni, 23

85020 Maschito (PZ)

 

Tiberi

Il Musticco dell’azienda Tiberi è un altro rifermentato. Complesso e stuzzicante proprio come dice il suo nome che vuol dire zanzara e che era il nome di Danilo Marcucci, uno dei suoi produttori, da bambino. 80% di Gamay del Trasimeno (Grenaccia) e 20% di Ciliegiolo per un vin de soif che non si lascia affatto intimidire. Siamo vicino a Perugia e l’azienda ha solo tre ettari di vigneto con uve a bacca bianca e a bacca rossa quasi tutte autoctone. Si eseguono travasi seguendo le fasi lunari e si imbottiglia senza solforosa. Un’azienda e un luogo tutti da scoprire.

 

Tiberi vini artigianali

Loc. Monte Petriolo

06132 Boschetto vecchio (PG)

 

 

 

Testo e foto di Marta Passaseo

La questione dei vini naturali è sulla cresta dell’onda da un po’ di tempo ormai. Si susseguono fiere, eventi, degustazioni, tutti a tema naturale, come se questo tipo di vino rappresentasse una moda da indossare, da mettere in mostra. Tuttavia il vino naturale, moda o no, piace sempre di più e poiché il consumatore lo chiede, nei ristoranti lo vediamo comparire nei menu e sugli scaffali con tanto di etichetta pronta a identificarlo. Non è questo però che lo rende diverso dal suo parente, il vino convenzionale, anzi. Si tratta pur sempre di vino solo che, per rifarsi alle parole di Josko Gravner, “a bere vino industriale, si diventa tristi”. E C’era una volta è stata la volta buona per non esserlo affatto.

Ogni anno nel mese di Aprile, le zone del veronese e del vicentino, si popolano di fiere di settore. Oltre al Vinitaly che da alcuni anni propone il padiglione ViVit dedicato al vino naturale, ne spuntano altre e un operatore del settore fa quasi fatica a frequentarle tutte. Quest’anno la nuova arrivata, C’era una volta – prima edizione – ha sbalordito non solo per organizzazione ma anche per qualità di proposta: un massimo di 40 produttori europei, di cui solo 5 Italiani; una cena e un pranzo entrambi a quattro e più mani; stand gastronomici dove mangiare e bere (non di solo vino vive l’uomo) birra e caffè. Insomma, una proposta diversa, persino dalla vicina sorella Villa Favorita che dista da Ponte di Barbarano, luogo dell’evento, appena 11 km.

Villa Traverso Pedrina è stata una bella visione, un po’ defilata ma efficace: tanto spazio e tanto verde dove non solo conoscere nuove realtà vinose ma anche rilassarsi tra una bevuta e l’altra. “Volevamo fare una festa all’insegna del buon vino e del buon cibo, di quelle che non se ne vedono più ultimamente” ci dice uno degli organizzatori. E che sia stata una festa, su questo non ci piove e anche ben riuscita. E i momenti gastronomici? La cena di gala di Sabato 14 aprile era incentrata sul Tema del Fuoco e abilmente eseguita dagli chef Oliver Piras e Alessandra del Favero del ristorante Aga in San Vito di Cadore, accompagnati dallo chef Enrico Vespani del ristorante Osti di Corvara a Corvara, di mani quindi ce n’erano sei e vi assicuro che hanno infiammato gli animi. Domenica 15 aprile invece c’è stato un pranzo a quattro mani dove gli chef Shigheru Nakaminato, del Bunon di Tokio e Carmelo Chiaramonte, etneo e Chef errante, hanno preparato 6 pietanze da abbinare ad altrettanti vini dei produttori presenti all’evento. Un modo per dimostrare che la sinergia tra cibo e vino non è mai in esaurimento e che anzi, cerca sempre nuovi canali attraverso i quali espandersi. E i vini invece? Ve ne indichiamo cinque, da bere tutto d’un fiato e, perché no, anche con calma.

Gut Oggau – Rosé blend 2016 That’s a real family reunion

La gelata dell’estate 2016 non ha lasciato scampo neppure a Oggau, la più antica cittadina austriaca del vino rosso, come recitano molte guide, situata accanto al lago di Neusiedl. L’azienda certificata Demeter è a conduzione familiare e interamente gestita da Eduard e Stephanie Tscheppe-Eselböck. Questo rosé è un concentrato di Blaufrankish, Zweigelt, Rosler con una mineralità che sa difendersi da qualunque tipo di maltempo, persino quello dell’animo.

Jean-Yves Peron – La grande Journée 2013

Il nome sembra quasi voler fare il verso alla giornata strepitosa che abbiamo trascorso ma non è affatto cosi. Altesse in purezza (meglio conosciuta come Rousette de Savoie) per questo vino che chiameremmo Orange (ma Jean-Yves non vuole) e che non si scopre subito. 2 mesi di macerazione cui seguono altri 2 mesi in barrique vecchie. Non v’inganni la scorrevolezza, diventa rampante in bocca non appena si sente a suo agio.

Sepp e Maria Muster – Erde 2015

Quello che colpisce in persone come Sepp Muster è la chiara misura zen delle sue parole come dei suoi gesti. Una filosofia che abbraccia l’intera azienda, di 12 ettari totali, situata nella Stiria meridionale. Ciò che colpisce dei suoi vini invece è la pulizia, oltre che la bontà, nonostante l’assenza di chiarifiche e filtraggi. Erde non lo vedi subito, è conservato in una bottiglia di terracotta, “la scelta della bottiglia non è data dall’estetica, usiamo la terracotta perché permette al vino di ammorbidirsi più velocemente”. Dopo un anno di macerazione, questo 80% Chardonnay e 20% Sauvignon resta però integro in tutta la sua pienezza.

François Grinand – Les Etapes 2011

Piccolo viticoltore del Rodano con 2,5 ettari totali, lavora seguendo la naturalità del territorio. Les Etapes è un Pinot nero che fa macerazione carbonica per circa 15 giorni e poi un successivo affinamento dagli 8 ai 15 mesi in barrique usate. Naso dritto e floreale, in bocca diviene vibrante senza perdere mai freschezza.

Lammidia – Bianchetto 2017

Ci sono delle credenze nel nostro Bel Paese che è difficile scacciare, come il malocchio che in abruzzese si dice appunto lammidia. Davide e Marco, viticoltori a Villa Celiera, hanno trovato la soluzione: la signora Antonia che compie la formula per scacciarlo e… le fermentazioni partono che è una meraviglia. Trebbiano al 100%, per questo Bianchetto che fa una notte sulle bucce e poi via, di corsa nel cemento, dove resterà 5 mesi ad affinare. Le alte temperature del 2017 non hanno dato tregua ma i 700 metri s.l.m. hanno trovato modo di affermarsi in una prorompente acidità.

Tutti i vini sono distribuiti da Wine Indipendent à https://goo.gl/xA4GFT

Si ringraziano Fil Rouge per la splendida selezione di formaggi che ha foraggiato il mio aperitivo (indimenticabili il Comté 18 mesi di stagionatura e il blue del Moncenisio) e la birra di Brasserie Des Voirons.

C’era una volta e speriamo ce ne siano molte altre, ancora!

 

 

 

 

 

Testo e foto di Federico Bordignon

Primi di aprile, aria di primavera! La pioggia ci ha graziato e in quel di Sarego, piccolo comune in provincia di Vicenza, un bel sole ci ha riscaldato: Vinnatur 2017.

Weekend intenso questo, ricco di appuntamenti sul mondo del vino, con il classico Vinitaly a poco più di 40km di distanza, nella Verona di Romeo e Giulietta. Ma ora vi raccontiamo di Vinnatur, un evento ormai diventato un vero e proprio must per gli amanti del vino naturale e biodinamico, che in questo 2017 è giunto alla sua quattordicesima edizione. La manifestazione, organizzata dalla Natural Winemakers Association, svoltasi dall’8 al 10 aprile, ha visto la partecipazione di ben oltre 170 produttori europei di vini naturali: dal territorio dello Stivale hanno risposto alla “chiamata ai calici” quasi tutte le Regioni, in testa la Toscana, seguita da Veneto, Umbria, Lombardia e Piemonte. Dal Continente, invece, erano presenti numerosi produttori francesi, i cui banchetti venivano presi d’assalto da un pubblico incuriosito che non voleva farsi sfuggire l’occasione di assaggiare i non pochi Champagne. A seguire poi molteplici produttori spagnoli, sloveni, slovacchi, cechi e portoghesi. Un’Unione Europea targata organic wine!

Tre giorni intensi di degustazioni, assaggi, dibattiti in una cornice più unica che rara, che ci ha catapultato indietro di oltre 300 anni: Villa da Porto, detta la “Favorita”, una ben conservata villa veneta in perfetto stile palladiano, circondata da numerosi spettacolari vigneti. Lo splendido complesso architettonico si erge sopra una piccola collina, che si raggiunge attraverso un lungo e scenografico viale in salita di cipressi (per fortuna il ritorno era in discesa). Ampie sale, ben conservate, hanno ospitato i produttori e gli oltre 4000 visitatori che hanno partecipato all’evento, dagli addetti ai lavori ai semplici appassionati del mondo del vino.

Tra i numerosi vini degustati, iniziamo lasciando il cuore in terra lombarda, a Montù Beccaria, piccolo comune dell’Oltrepò pavese, dove il Sangue di Giuda 2013 di Piccolo Bacco dei Quaroni, dal colore rubino e intenso, frizzantino, al palato morbido e strutturato, ha reso ancor più briosa questa bella giornata di sole. Passiamo dai vicini piemontesi, a Ovada, nell’alessandrino, a fare la conoscenza di Forti del Vento, piccola azienda gestita da due amici di sempre, Marco e Tommaso, che hanno ereditato la passione del vino dai rispettivi nonni. Beviamo quindi un atipico Chardonnay 2016, macerato in anfora, che ci addolcisce il palato, dal sapore fruttato e armonico. Concludiamo con un’azienda di casa, Del Rebene, produttori dei Colli Berici, situata a 300 metri d’altitudine, su un terreno calcareo. Assaggiamo gli stessi vini, Carménère, di annate differenti, 2015 e il 2016 e cogliamo all’istante le differenze, quali gemelli diversi: il primo rosso è leggero e beverino, il secondo ci risulta più corposo, molto aromatico, con note di tabacco, diremo quasi un rosso da meditazione. A fine giornata ci è rimasto solo l’amaro in bocca di non essere riusciti a assaggiare i numerosi Champagne, visto i banchi dei produttori francesi presi d’assalto. Ma niente paura, la Sicilia ci ha tirato su: abbiamo rimediato concludendo con numerosi Marsala e Zibibbo dell’azienda di Marsala di Marco de Bartoli.

E ora, a fine maggio, i vignaioli di Vinnatur si preparano a volare a Copenaghen…