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Testo e foto di Amelia De Francesco

Podere la Chiesa, come recita il nome, era un tempo possedimento ecclesiastico dove da sempre, pare, si producesse vino. Una storia che Maurizio Iannantuono, originario di Campobasso ma toscano di adozione da 37 anni, e Palma Tonacci, hanno deciso di perpetuare quando nel 2009 sono diventati i proprietari del Podere. Nel luogo più panoramico della tenuta, con vista sui vigneti, sorge dal 2016 la nuova cantina, la cui struttura è di cemento armato gettato. Studiata per essere funzionale e allo stesso tempo esteticamente piacevole, nella sua originalità, è una delle poche cantine in Italia in classe energetica A4. Comprende, oltre ai locali per la vinificazione e l’invecchiamento, una raffinata sala di degustazione dove poter assaggiare i vini in tutta tranquillità, immersi nella bellezza di una toscana diversa.

Il Podere la Chiesa, con un totale di 9,5 ettari a Terricciola e 5 a Peccioli, dove sono coltivati Sangiovese (circa 80%), Vermentino, Trebbiano, Merlot, Cabernet e Canaiolo, si trova nel cuore delle Terre di Pisa, nome della Doc, ma anche suggestivamente evocativo di tutto ciò che Pisa offre di natura e arte al di fuori del percorso turistico battuto dai più della Torre Pendente. Non poteva che essere così dato che Maurizio nelle potenzialità della zona (non solo vinicola) ha creduto sin dall’inizio, tanto da essere apripista insieme ad altre aziende, del progetto “Terre di Pisa” che sta unendo le realtà territoriali enogastronomiche e dell’accoglienza sotto un unico cappello per diffonderne la conoscenza.

E la sua lunga passione per il vino (“abbiamo bevuto varie migliaia di bottiglie prima di azzardarci a produrne uno nostro”, ci dice) si è concretizzata nel farlo, tanto che Iannantuono segue personalmente sia la parte in vigna che quella enologica in cantina; la prima annata interamente diretta da lui risale al 2009. L’azienda produce 5 vini rossi e 1 bianco, che non viene commercializzato però in tutte le annate, per un totale di 40 mila bottiglie all’anno. Con l’aggiunta di alcune vigne nuove, nel giro di qualche anno conta di arrivare a 60 mila. Tra i vini, alcuni fanno solo acciaio, altri anche un passaggio in legno. Per quanto riguarda la vinificazione, avviene al momento in acciaio, ma è in programma di utilizzare a breve anche il cemento. Le vigne più vecchie risalgono a circa 40 anni fa e dal 2018 tutte le uve sono certificate bio.

Per Palma e Maurizio, unire una delle loro più grandi passioni, il vino, alle altre è stata cosa naturale: ecco che i locali della cantina, dalla sala riservata alle degustazioni alla galleria che si affaccia sulla barricaia, ospitano mostre temporanee di arte che durano alcuni mesi (“il tempo di dare la possibilità a chi lo desidera di visitarle”). E poi il Jazz, che da alcune stagioni anima, con concerti di assoluto interesse e con artisti di calibro internazionale, il cortile antistante, come testimoniano alcune fotografie degli eventi presenti all’interno della cantina stessa.

Ecco alcuni dei nostri assaggi:

Chianti DOCG Terre di Casanova 2015. Le uve di questo vino provengono soprattutto dalle vigne di Peccioli, da un terreno molto ricco in fossili. Sangiovese 100%, che fa solo acciaio. Diretto, quotidiano, sa di macchia mediterranea, balsamico, bottiglia che rischia di essere finita prima di iniziare a mangiare.

IGT Toscana Sabiniano 2012

Sangiovese + 20% di Merlot e 20% di Cabernet 2012

Elegante vellutato, con una leggera nota erbacea e un fugace (che non sia troppo!) passaggio in legno

Giungiamo poi alle “tre fasi della trasmutazione dell’oro”: Opera in bianco (ancora work in progress…), Opera in rosso e Opera in nero

IGT Toscana Opera in nero 2012

Merlot 100%

Un vino raffinato, che sa di liquirizia e cioccolato, strutturato e di grande persistenza

DOC Terre di Pisa Opera in rosso 2012

Sangiovese 100%

Balsamico e vegetale, pur nella vicinanza con il mare mantiene una buona acidità tipica del vitigno. In Toscana diremmo: “un vino da bistecca”.

 

Podere La Chiesa

Via Di Casanova 66 A

56030 – Terricciola (PI)

+39 0587 635484

+39 333 8950855

www.poderelachiesa.it

Testo e foto di Amelia De Francesco

Ore 11,05, Una Hotel.

Entro con l’idea di sempre: seguirò un percorso ragionato, un giro di assaggi metodico, partendo da quanto mi sono persa finora nel 2017 agli eventi di vino. Ho una mezza giornata a disposizione, poche ore prima che le sale che ospitano Terre di Toscana si riempiano di gente (pur restando, diciamolo, godibili sino alla fine del pomeriggio).

Sto per cominciare, con la guida dei produttori alla mano, ma alcuni vini, ti dicono i primi amici che incontri, “tra poco saranno finiti”!, vedi il Sassicaia 2014 (di cui infatti mi accaparro subito qualche goccia, pur trovando assai più di mio gradimento il Guidalberto 2015). Subito dopo, detto fra noi, vuoi non cedere a un paio di Champagne, facciamo tre? Che si sa, si deve iniziare con le bollicine. Ed ecco il Barbier-Louvet Perlage de Rose e il Fernand Hutasse et Fils Brut Grand Cru. La colazione deluxe si può dire così terminata con somma soddisfazione. Ultima deviazione prima del giro ufficiale, Terenzi, Vermentino di Maremma 2016 e Viognier Montedonico 2016 (e non solo) che mi paiono un ottimo inizio.

Ore 11,25. Affronto la sala principale.

E lì ogni buon proposito di un procedere con lenta coerenza svanisce. Prima di tutto qualche saluto “ciao cara come stai? Ci rivediamo a Vinitaly?” (che poi è un tormentone enoico almeno quanto sotto Natale “se non ti rivedo auguri, eh!”), che fa sempre piacere e ci sta. Poi la guida ai produttori, presa diligentemente all’entrata, inizia a scivolare di mano mentre cerchi di reggerla insieme al cellulare scattafoto alla penna e al calice e decidi di infilarla in borsa. Poi ancora adocchi un vigneron amico o la tua passione in bottiglia ed è l’inizio della fine. O meglio: l’inizio di un allegro e sconsiderato movimento da un’uva all’altra (cercando di rispettare l’ordine primabianchi-poirossi), da una zona all’altra, di doc in doc con soste alle IGT.

Parto con Stefano Amerighi e con la grazia asciutta del suo Syrah 2014, proseguendo con i grandi classici di Argiano, Salvioni, Castello di Ama e Badia a Coltibuono (che mi riprometto di visitare quanto prima). Arrivo in quel di Pisa, a San Miniato, da Pietro Beconcini e le sue vigne. Ma ne parleremo più avanti. Un salto a Montepulciano, con il nobilissimo Boscarelli, che non sbaglia un colpo, e da Enzo Brini del Conventino (ma anche del Ginepraio, Dry Gin Toscano, nda) e di nuovo Pisa, ma stavolta verso il mare, a Riparbella, con l’assaggio di Caiarossa e del Terrablu di Podere Marcampo.

E ancora Antonio Camillo con il Ciliegiolo 2015, Canalicchio di Sopra con il Brunello 2012 (gran bell’annata questo 2012 per i Brunelli!). Senza tralasciare le vecchie annate, come il Villa Capezzana 2007, per esempio, di una doc che ho scoperto troppo tardi ma la cui conoscenza sto coltivando in tempi da record.

Le ore trascorrono veloci vagando per la Toscana del vino. Arriva il momento di chiudere il giro di degustazioni. A voi qualche appunto dal taccuino informatico della sottoscritta e l’invito a non perdere Terre d’Italia, di Acquabuona naturalmente, il 21 e 22 maggio 2017:

Terenzi – Purosangue 2014: uve provenienti da una vigna vecchia, Sangiovese 100%, prima annata uscita nel 2012, è velluto in bocca. Elegante e complesso, non si dimentica.

Pietro Beconcini – Vigna le Nicchie 2011, Tempranillo: un vino spiazzante, poderoso ma elegante, con note di cocco (eppure invecchiato in classiche barrique francesi) 2011 poderoso, da vigne di prefillossera.

Caiarossa – Oro di Caiarossa 2011: da uve di Petit Manseng, uno dei miei preferiti fra i vini dolci di Toscana, riposa in legno 18 mesi facendo la sua fermentazione in barrique. L’azienda ha 31 ettari vitati divisi in 51 parcelle, con tre varietà bianche e sette rosse. Tutte da provare.

Monsanto – Il Poggio 2011 Riserva: gran naso, riassunto esemplare di ciò che ti aspetti bevendo Chianti, nota dolce e levigata.

Colle Santa Mustiola – Poggio ai Chiari 2007: succoso, in bocca una bella freschezza, tannino smussato, tanto tabacco di quello buono.

Isole e Olena, Cepparello 2013: la purezza del Sangiovese. Non servono molte altre parole (lo dovete bere!).