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Testo di Gualtiero Spotti

Foto di Dinner, please!

No, non vi siete sbagliati. E non si tratta di un negozio di manga o di fumetti. Se vi trovate di fronte a una porta tappezzata di adesivi, in un quartiere un po’ decentrato di Bologna, entrate pure e dopo pochi passi verrete catapultati nella sala di Oltre., il più innovativo e piacevole ristorante di quella che forse potremmo chiamare una new wave emiliana, visto l’impatto estetico underground e il piglio sbarazzino a tavola.

Si perché la coppia formata da Lorenzo Costa e Daniele Bendanti, rispettivamente impegnati il primo sulla sala e l’accoglienza, mentre il secondo in cucina, già ai tempi dell’apertura, avvenuta nell’aprile del 2016, avevano puntato su una scelta di campo piuttosto spiazzante. Che tuttora li pone in cima alla lista tra i must be in città. Il menu, concepito come un flyer in versione fumetto rende ben chiaro quale sia il mood prediletto di Oltre.. Quello di una cucina profondamente bolognese, ma che si concede improvvisi link verso altre cucine e si lascia andare a piacevoli commistioni con quelle che sono le passioni della coppia di proprietari.

I piatti però raccontano sempre al meglio l’Emilia sul filo della tradizione tra Gnudi di baccalà, le classiche sfoglie che passano dalle Tagliatelle al ragù battuto al coltello ai Rigatoni al torchio con la salsiccia di Savigni e i gustosi secondi che non sono da meno, con la Cotoletta alla bolognese o il superlativo Piccione in varie cotture con paté di fegatini, il quale, invece, ricorda bene a tutti il passaggio di Bendanti nelle cucine di Arnolfo, in Toscana. Detto anche per far capire che non ci si trova in una trattoria improvvisata, visto che il servizio è quello in stile fine dining e l’esperienza dei due pur giovani titolari, Lorenzo classe 1990 e Daniele classe 1981, racconta di anni spesi nella ristorazione, magari frequentando anche qualche ristorante all’estero, come lo stellato Zaranda di Fernando Arellano in Spagna, da un cuoco che ha sempre mantenuto stretti legami con l’Italia, essendo transitato lui stesso da Iaccarino.

Oltre. è, senza mezzi termini, un ristorante che mantiene le promesse, perché diverte, offre cucina di sostanza pur lasciando spazio a voli pindarici e immaginifici, e che ama di tanto in tanto lanciarsi in avventurose digressioni di mixologia al tavolo grazie ai sapienti tocchi del modenese Nico Salvatori. In più, ed è un aspetto davvero non trascurabile, il ristorante mantiene prezzi abbordabili sia che si scelga il percorso da cinque portate o che si preferisca invece pescare alla carta. Le parole che vengono in mente assaporando i piatti sono quelle ben conosciute – e a volte abusate – di territorio, di artigianalità, di gola, di meticolosità, che vanno di pari passo con il riconoscimento della materia prima locale, da riportare in auge tra le pieghe di preparazioni solo apparentemente semplici. Dietro la riconoscibilità di questi sapori c’è, in realtà, un lavoro certosino quotidiano e volendo tornare alle glorie gastronomiche locali, passa in primis dalla perizia con la quale vengono confezionate le paste o la cura e l’attenzione per le cotture. Tutti aspetti che da Oltre. sono a dir poco fondamentali, e che poi ti ritrovi nel piatto.

Oltre.

Via Augusto Majani, 1

40122 Bologna (BO)

Tel: + 39 051 0066049

www.oltrebologna.it

Testo e foto di Amelia De Francesco

“E perché a Bologna? Ma perché Bologna è in Europa”.

Così Oscar Farinetti, racconta la genesi di FICO, sua ultima creazione, che fra 6 giorni spalancherà le porte per accogliere il pubblico negli oltre 100mila metri quadrati di spazio. Una scelta dettata dalla centralità logistica del capoluogo emiliano e dalla possibilità di riqualificazione di edifici pubblici che erano dismessi, ma che racchiudevano un grande potenziale.

Ed ecco qualche numero, a dire il vero impressionante, di FICO: 8 ettari coperti e 40 fabbriche alimentari in funzione, dai molini ai caseifici, dai laboratori di pasticceria alla produzione di salumi della tradizione; oltre 40 luoghi ristoro, bar, chioschi di cibo di strada e ristoranti anche stellati, senza dimenticare vini, birra, liquori; 9.000 metri quadrati di botteghe e mercato con prodotti e oggetti di design per la tavola. Infine le aree dedicate allo sport, ai bambini e alla formazione: il centro congressi che può ospitare fino a 1000 persone, le 6 aule didattiche e le 6 “giostre” multimediali educative in funzione, per far conoscere i segreti del fuoco, della terra, del mare, degli animali, delle bevande e del futuro.

Ma FICO rispecchia fedelmente e interamente nella struttura la sua proposta. Come lo stesso Farinetti ha sottolineato in conferenza stampa, alla novità di Eataly, che per prima ha unito sia concettualmente che praticamente Mercato + Didattica + Ristorazione, FICO aggiunge un quarto elemento a monte: la produzione. 2 ettari di campi e stalle all’aria aperta che accolgono e accoglieranno oltre 200 animali e 2.000 cultivar (compresi un’area dedicata alla biodiversità con specie rare e un orto biodinamico). Si parte dall’inizio, dunque, della filiera, dai campi coltivati per arrivare, attraverso il mercato, alla produzione e al consumo del cibo. E nel mezzo, aggiunge Farinetti, il piacere del divertimento e della conoscenza che non deve mancare.

Un racconto dell’Italia che produce consuma e si trasforma in maniera sana e sostenibile, con lo sguardo a elementi quali nutrizione, qualità, tradizione e innovazione. Un tempio dei saperi gastronomici che sono una delle ricchezze del nostro paese, un patrimonio che chi arriva in Italia anche solo per un breve soggiorno desidera scoprire e addentare. La qualità del fare bene e del territorio riunite in un’unica immensa vetrina di educazione al cibo.

“FICO è cultura, FICO è bellezza”.

Si conclude la conferenza stampa, ma non la nostra visita… ce ne andiamo a visitare il grande parco del divertimento gastronomico e del Made in Italy.