Testo di Alessandra Piubello

Foto di Consorzio Tutela Vini Montefalco

Quest’anno all’Anteprima del Sagrantino di Montefalco annata 2015 si celebravano i 40 anni dal riconoscimento della Doc istituita nel 1979 (la Docg arriva nel 1992). La zona di produzione del Sagrantino comprende l’intero territorio del Comune di Montefalco e parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritardi e Giano dell’Umbria. La denominazione si estende su una serie di colline da quattrocento a cinquecento metri sul livello del mare, leggermente digradanti lungo la ricca pianura spoletina. Il suolo è argilloso, calcareo, talvolta anche siliceo, a sottosuolo ora profondo, ora frammisto a ghiaia. Le viti di Sagrantino amano crescere in terreni collinari dal microclima temperato con ventosità non eccessiva: qui, la composizione mista del suolo di argille e di calcari ne ha favorito l’attecchimento e l’equilibrato sviluppo.

I colori del Sagrantino

La coltivazione delle viti di Sagrantino nelle abbazie e nei conventi, testimoniata nel 1500, accredita l’ipotesi che all’origine del nome Sagrantino ci sia stato il legame forte con gli ambienti religiosi dove forse tale vitigno trovava attenzione e cura nell’essere addomesticato e cresciuto. L’uso iniziale infatti fu probabilmente soltanto sacramentale. Questa prima destinazione aiuterebbe a comprendere come sia nato il nome Sagrantino (dalla radice latina sacer): vino sacro perché vino della festa religiosa, della consacrazione del vino della festa religiosa, della consacrazione del vino in sangue di Cristo; sicuramente, poi, vino dei momenti da ricordare nello scorrere della vita domestica. Il Sagrantino è un’uva antica, con una certa aurea di mistero legata alla sua origine, dove le ipotesi risultano essere suggestive, ma tutt’altro che comprovate. La maggior parte degli agricoltori propende nel ritenere che non sia una varietà locale bensì importata, forse da uno dei numerosi seguaci di San Francesco di Assisi, i quali qui, da ogni parte d’Italia affluivano per condurre una vita di espiazione e penitenza. Altri invece, lo considerano proveniente dalla Spagna, se non addirittura introdotto in Italia dai Saraceni, altri ancora ritengono che sia di origine locale.

Vigneti rosseggianti

Il Montefalco Sagrantino, ricordiamolo, è ottenuto da un vitigno decisamente tipico e originale, dal patrimonio tannico molto importante e si presta alla produzione di vini dalle strutture imponenti e dai profumi intensi e incisivi. La direzione generale dei produttori va verso l’arrotondamento della massa tannica che caratterizza questo vitigno, evitando eccessi di struttura e potenza, limitando l’uso del legno troppo invadente. Sicuramente la denominazione sta evolvendo, sta progressivamente trovando una sua dimensione, lontana da quell’idea di Sagrantino dai tannini esasperati ed aggressivi, appartenente ad un modo di fare superato. In un Sagrantino giovane convivono molta potenza e tannicità, ma l’esperienza degli enologi e la crescita dei vigneti, arrivati al massimo a 40 anni, hanno portato ad un approccio più consapevole.

La 2015 si portava in dote un’alcolicità importante, dovuta ad un’estate asciutta, calda e soleggiata, con uve con concentrazioni zuccherine significative e profili polifenolici ricchi e possenti. Probabilmente annate calde come questa aiuteranno il Sagrantino a trovare un’espressività più piena nel tempo e una certa longevità. I migliori abbinamenti con il Sagrantino si hanno con grandi arrosti, con carni di cinghiale, beccacce e lepre e con i formaggi piccanti e stagionati.

Il 28% delle cantine aderenti al consorzio presieduto da Filippo Antonelli, praticano un’agricoltura biologica ma sono molti i progetti ecosostenibili in questa denominazione: dall’installazione di impianti fotovoltaici e per la riduzione del gas serra all’allevamento di avicoli in vigna, da Grape Assistance per una gestione sostenibile del vigneto al protocollo d’intesa tra il Consorzio ed Enel per la realizzazione di una rete di ricarica per veicoli elettrici in alcune delle cantine consorziate. Progetto, quest’ultimo, che guarda anche all’innegabile vocazione enoturistica di questo territorio, di rara bellezza.

Per maggiori informazioni: www.consorziomontefalco.it