Redazione Cook_inc.

Foto di Basque Culinary Center

Vi ricordate del Basque Culinary World Prize? Il premio organizzato e promosso dal Governo Basco nel contesto della Strategia Euskadi-Basque Country e dal Basque Culinary Center (BCC), istituto per la ricerca gastronomica e l’insegnamento, leader a livello mondiale (ve ne abbiamo parlato qui e qui).

Il premio, alla sua IV edizione (a oggi l’edizione con la più ampia partecipazione), ha esaminato 230 candidature da 42 paesi, selezionando 150 chef da tutto il mondo. Famosi o sconosciuti, hanno dimostrato come la gastronomia possa essere una forza di trasformazione in settori quali la tecnologia, l’istruzione, l’ambiente, la salute, la produzione alimentare e lo sviluppo economico e sociale. Negli anni precedenti, il premio è stato vinto da Jock Zonfrillo nella scorsa edizione, Leonor Espinosa nel 2017 e María Fernanda Di Giacobbe nel 2016. Sono stati nominati i 10 finalisti ­che, con il proprio lavoro, hanno avuto un impatto oltre la cucina, focalizzandosi sulla sostenibilità, sia attraverso miglioramenti tecnologici per ridurre le emissioni che cambiando le abitudini dei consumatori (sanfrancisco2019.bculinary.com). Il vincitore riceverà 100.000 euro da destinare a una causa che esprima lo spirito del premio: trasformare la società attraverso la gastronomia. Save the date: il nome del vincitore sarà annunciato il 16 luglio 2019 durante un simposio intitolato “Pensiero sostenibile”, co-presentato dalla chef Dominique Crenn.

I dieci finalisti:

 
Selassie Atadika, ghanese, si è formata in Studi Internazionali alla Columbia University e ha lavorato per l’ONU. È tornata poi in Ghana per aprire il suo ristorante: Midunu ad Accra dove il suo concetto di una Nuova Cucina Africana prende vita grazie agli studi dell’eredità africana effettuati  insieme a un’équipe composta da sole donne.
 
Giovanni Cuocci è promotore di una cooperativa gastronomico-sociale ispiratrice e innovativa: la fattoria-ristorante Lanterna di Diogene. Qui il cibo si trasforma in opportunità per i suoi soci: persone con disabilità intellettiva con cui semina, alleva e lavora artigianalmente il meglio delle tradizioni commestibili di Modena e dell’Emilia Romagna.
 
Virgilio Martinez ha già aperto nuove frontiere per la cucina peruviana del Central a Lima grazie a Mater Iniciativa. Con Mil, a Cuzco, rompe gli schemi con un modello di interazione non invasiva in cui l’eredità delle comunità ancestrali e le conoscenze della ricerca si fondono in un’impresa basata su biodiversità, sostenibilità, scambio di conoscenze e connessione con la terra. 
 
Cristina Martinez dà voce alla lotta di chi lavora senza documenti negli Stati Uniti ai tempi di Donald Trump. Ha guidato l’iniziativa #Right2Work e ricevuto il Nationalities Service Award. Ha ispirato il Consiglio locale che ha riconosciuto che il lavoro è un diritto umano indipendentemente dallo status di immigrazione.
 
Douglas McMasters con Silo, il primo ristorante Zero Waste del Regno Unito è il pioniere di nuove pratiche controcorrente. Il suo modello culinario “preindustriale” ispira giovani chef in tutto il mondo. Nulla avanza, tutto si trasforma: qundi il concetto di recycle viene sostituito con quello di upcycle, dimostrando che i rifiuti esistono solo perché non si sa cosa farne e che la cucina cambiare i modelli di consumo a favore della sostenibilità intesa non come slogan, ma come realtà.



Mario Castrellón, chef di Maíto, promuove dinamiche di commercio equo e solidale, spazi di formazione e opportunità di impiego per i produttori e le donne in situazione di vulnerabilità a Panama. In particolare si concentra sullo sviluppo sociale nelle comunità povere che producono caffè geisha, uno dei caffè più apprezzati e pregiati del mondo.
 
Xanty Elías, chef di Acánthum, è impegnato nello sviluppo della sua regione Huelva in Spagna: come presidente della Fondazione Prenauta, punta sul turismo, sull’innovazione e sull’imprenditorialità nel settore della ristorazione. Ha promosso l’educazione alimentare inserendo la materia di Cultura Gastronomica nelle scuole elementari.
 
Anthony Myint affronta la sfida del cambiamento climatico. A San Francisco, promuove iniziative come ZeroFoodprint per mettere in evidenza l’impatto ambientale della ristorazione e offre strumenti e soluzioni affinché ogni chef possa ridurre le proprie emissioni di carbonio. Con The Perennial Farming Initiative invece sostiene modelli di agricoltura sostenibile. 
 
Lars Williams, l’ex direttore del Nordic Food Lab a Copenhagen, trasferisce concetti legati al mondo della cucina nell’ambito dei distillati. Insieme alla fondatrice di Future of Hope in Zimbabwe, Chido Govera, promuove programmi di innovazione culinaria che favoriscano le comunità escluse, dove gli ingredienti più sottovalutati si trasformano in prodotti in grado di generare valore economico e identitario.
 
Siew-Chinn Chin lotta per l’alimentazione biologica e sana negli Stati Uniti impegnandosi in programmi a favore dell’indipendenza dal sistema dei cibi industriali e dei fast food come The Charlie Cart Project, nel tentativo di portare la formazione culinaria all’intero paese. Ha formato oltre 500 educatori di circa 10 stati, in cui si stima che abbia raggiunto circa 150.000 bambini.
 

I dieci chef finalisti sono stati selezionati da un Comitato Tecnico formato dai maggiori esperti del mondo accademico e gastronomico. Il vincitore verrà scelto da una giuria internazionale composta dai più acclamati chef del mondo e da esperti interdisciplinari provenienti da diversi settori legati alla gastronomia. La giuria sarà composta da chef come Joan Roca (Spagna), Andoni Luis Aduriz (Paesi Baschi), Eneko Axta (Paesi Baschi), Massimo Bottura (Italia), Manu Buffara (Brasile), Katina e Kyle Connaughton (Stati Uniti), Dominique Crenn (Stati Uniti), Trine Hahnemann (Danimarca), Yoshihiro Narisawa (Giappone), Enrique Olvera (Messico) e Jock Zonfrillo (Australia).