Testo di Gualtiero Spotti

Rivelatosi lo scorso anno, alla sua apertura, come una delle novità più frizzanti della capitale, Zia nel tempo ha saputo mantenere le promesse ed è diventato oggi uno degli indirizzi romani più piacevoli, giovani e al tempo stesso frizzanti nella proposta gastronomica. Con la volontà di voler rivitalizzare il quartiere di Trastevere (una missione tutt’altro che facile) e offrire una cucina ricca di spunti che parte dall’utilizzo di prodotti locali ma conduce spesso a rappresentare nel piatto una delle grandi passioni del cuoco, la Francia. Non è quindi un caso che il ristorante sia entrato da poco nella guida ducassiana di Les Collectionnuers.

Antonio Ziantoni, trentatreenne laziale di Vicovaro con un recente passato nelle cucine di Anthony Genovese al Pagliaccio (e prima ancora da Gordon Ramsay e Georges Blanc), ha una mano felice e precisa e lo dimostra nella misura in cui imbastisce un percorso di sottili contrapposizioni gustative dove le paste italiane hanno sempre un posto di rilievo (la carta ne propone almeno cinque) e dove esce anche con continuità e prepotentemente la classicità dell’alta cucina francese, rivista con tocchi personali. Ma andiamo per ordine. Le paste scelte da Ziantoni qui non cambiano quasi mai, anche se in compenso cambia la loro interpretazione con i prodotti che le vanno ad arricchire. Così in carta ci sono un panzerotto, uno spaghetto, uno gnocco, un plin e un tortello; poi le stagioni dettano le variazioni sul tema. Ad esempio, se un po’ di tempo fa lo Spaghetto era alla chitarra, con germano reale e ginepro, oggi lo ritroviamo reinventato con midollo di manzo, zafferano e ricci di mare.

Plin, bleu e cipolla

Il menu qui, dessert compresi, mette in fila una ventina di piatti, con un tasting più agile per il lunch (sulla lunghezza di tre portate) e due percorsi più adatti a entrare in profondità nello stile della casa, con rispettivamente cinque e sette portate. Qui ci si può sbizzarrire, con il piccione, l’animella, l’oca, l’ostrica (come prima in questo caso i dettagli cambiano il piatto a seconda delle stagioni, e si è passati dall’Ostrica con cavoli e nervetti a quella con piselli, burrata e la costante dei nervetti), l’attenzione per le salse, la sottile eleganza dei piatti, un gusto estetico minimal che va di pari passo con l’ambiente scarno ed essenziale di pochi coperti, suddivisi in due sale e su due piani. L’accoglienza in sala è nelle mani della compagna del cuoco, la solerte e precisa Ida Proietti e i dolci nelle idee non banali di Christian Marasca, pasticcere incontrato proprio nelle cucine di Genovese. Come vogliono le tendenze internazionali arrivate in Italia forse con un po’ di ritardo, anche da Zia oltre che con la carta dei vini, ci si può divertire con pizzico di mixology da tavolo. Senza esagerare arrivano piacevoli gin tonic e vodka tonic, oppure classici del bere miscelato italico come il Negroni, l’Americano o il Milanese. In una scena, quella romana, che ancora oggi paga lo scotto di una cultura del cibo poco propensa alle novità e ai cambiamenti, Zia rappresenta una bella scommessa e un’occasione da non farsi mancare se si passa sulle rive del Tevere.

Insalata di maiale

Zia

Via Mameli, 45

00153 Roma (RM)

Tel: +39 06 2348 8093

www.ziarestaurant.com

Testo di Tania Mauri

Foto di copertina di Roberto Magnani

Un tandem colto e affiatato, Piergiorgio Parini e Gianluca Gorini, a condurre la cucina e un regista-organizzatore collaudato, Fausto Fratti, che dirige l’evento.

“W LA LIBERTÀ” non poteva che essere questa la frase dell’edizione 2019 di Spessore, nato sette anni fa da un’idea di Fausto Fratti, ex patron dell’Osteria Povero Diavolo: “Questo progetto – spiega Fratti – è il frutto dell’entusiasmo e della volontà di un piccolo e generoso gruppo di sostenitori mossi da una grande passione per il mangiare e bere bene, in primis gli chef Piergiorgio Parini e Gianluca Gorini coinvolti nell’organizzazione dell’evento nella veste di capitani della ciurma dei 50 cuochi”. Spessore esplora sempre nuove strade e per questa edizione, la settima, si trasforma in Spessore Campobase, quattro giorni in uno spazio aperto e selvaggio, il Giardino delle Pietre recuperate di Torriana.

Gianluca Gorini, foto di Sofie Delauw per Cook_inc. 22

Qui, fra il 18 e il 21 giugno, confluiranno oltre 50 fra i migliori cuochi e pizzaioli d’Italia senza nulla di preparato ma attrezzati solo della loro passione e capacità creativa per allestire un ristorante open air. Le brigate, ogni sera diverse, cucineranno piatti ispirati dalle materie prime freschissime che troveranno in loco.

Spessore è una festa della cucina: i cuochi, 15 diversi ogni giorno, arriveranno armati solo dei loro coltelli. Piergiorgio Parini e Gianluca Gorini ogni giorno procureranno loro la spesa – dal pesce alle carni, dalla verdura alla frutta – per confezionare la ricca e divertente “cavalcata” di piatti che sarà la degustazione serale, con gli ospiti serviti a tavola dal personale incaricato. Le degustazioni spazieranno dalla pasta al vegetale, dal pesce alle carni, dalla pizza alle piadine, senza cliché prestabiliti, senza autorialità dei piatti, né regole, anche negli abbinamenti con i vini a cui gli ospiti potranno accedere autonomamente.

Piergiorgio Parini, foto di Elisia Menduni per Cook_inc. 1

Le serate inizieranno attorno alle 20:00/ 20:30 presso il Giardino delle Pietre recuperate di Torriana (coperto in caso di maltempo) e saranno animate ogni sera da musica dal vivo. Convivialità e condivisione sono le parole d’ordine: solo tavoli sociali per un ricco aperitivo e circa 20 piatti preparati dal lavoro collettivo delle brigate ogni giorno diverse. Al banco di assaggio dei vini gli ospiti vengono serviti con 6 tipologie di etichette del gruppo Terra Moretti/Bellavista (metodo classico, fermo, rosso e passito). Gli occhi del commensale, rapiti da un panorama unico e catturati dalla poesia in movimento delle mani degli chef, dei pizzaioli e delle sfogline, assisteranno nel Giardino delle Pietre recuperate a una sorta di Woodstock della cucina italiana.

Ecco tutti i protagonisti delle serate (qui trovate i dettagli e gli aggiornamenti sull’evento): Piergiorgio Parini, Gianluca Gorini, Diego Rossi, Antonio Zaccardi, Antonio Biafora, Davide Caranchini, Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Iudice, Antonio Abbruzzino, Luigi Sartini, Riccardo Agostini, Massimiliano Mussoni, Paolo Meneguz, Marco Bravetti, Antonia Klugman, Francesco Brutto, Giuseppe Iannotti, Nino Rossi, Mattia Spadone, Christian Milone, Lorenzo Ruta, Francesco Capuzzo Dolcetta, Lorenzo Cogo, Christian Torsiello, Raffaele Liuzzi, Eugenio Boer, Silvio Salmoiraghi, Maurizio Raselli, Irina Steccanella, Lorenzo Barsotti, Stefano Ciotti, Omar Casali, Giorgio Clementi, Gianpaolo Raschi, Davide Di Fabio, Lorenzo Stefanini, Stefano Terigi, Benedetto Rullo, Alessandro Rapisarda, Alberto Gipponi, Paolo Gatta, Yoji Tokuyoshi, Errico Recanati, Fabio Rossi, Paolo Bissaro, Fabio Drudi, Massimiliano Prete, Corrado Scaglione, Gennaro Battiloro, Alberto Morello, Lello Ravagnan, Silvio Di Donna, Lorenzo Cagnoli, Corrado Assenza.

Info tecniche:

Il costo della singola serata è 70,00 euro se pagato sul posto. Le prenotazioni si accettano via e-mail (da inviare a spessorecampobase@gmail.com) e via telefono chiamando il +39 339 56 05 601 con pagamento anticipato – con bonifico bancario – il prezzo è :60,00 euro per 1 o 2 serate; 55,00 euro 3 o 4 serate.

Testo di Redazione Cook_inc.

Foto di Al Mèni

Che fate il 22 e il 23 giugno?

Vi diamo un’idea: c’è Al Mèni a Rimini (e noi non ce lo perdiamo).

Il Circo mercato di sapori e cose fatte con le mani e con il cuore – nato sei anni fa da un sogno di Massimo Bottura realizzato grazie al Comune di Rimini, all’Associazione Chef to Chef Emilia Romagna Cuochi e Slow Food Emilia Romagna – torna in Piazzale Fellini, dentro e fuori al tendone del Circo 8 e ½. È prevista festa, festa grandissima!

In programma quest’anno (nel dettaglio qui)

La “solita” sana baldoria gastronomica e qualche bella novità. Sono stati chiamati in cucina (da Enrico Vignoli e Andrea Petrini) 24 chef – 12 locals dall’Emilia Romagna e 12 global da tutto il mondo – per interpretare, raggruppati a coppie miste, i migliori prodotti del territorio emiliano nella cucina a vista del circo.

A partire dalle 12.30 di sabato 23 sotto al tendone ci saranno: Davide di Fabio e Simone Tondo, Tim Butler e Kim Mikkola, Evelyn Kim, Raffaele Liuzzi e Bledar Kola. E ancora Matteo Salbaroli con Tom Anglesea, Luca Marchini insieme a Colombe St Pierre, per concludere alle 22 con Marco Cavallucci e Marie-Victorine Manoa. Domenica invece alla stessa ora entreranno in cucina Franco Cimini e Giovanni Passerini, Mario Ferrara e Jefferson Alvarez, Michele Bacilieri  e Dalad Kambhu, Rino Duca e Jordan Bailey, Mattia Borroni e Francisco Cardenas e infine Giovanni Cuocci e Romain Tischenko.

Attorno al circo ci si potrà sfamare negli speciali punti street food gourmet. Uno spazio sarà dedicato al gelato artigianale in collaborazione con Mo.Ca. e i docenti della Carpigiani Gelato University: la “Gelateria dei sogni” dove si assaggeranno i gusti tradizionali delle migliori gelaterie della Romagna e quelli limited edition firmati dagli chef di Al Mèni.

Sul lungomare i migliori prodotti del territorio saranno in bella mostra nei banchi del mercato. Ci saranno proprio tutti: gli immancabili principi della regione come il Parmigiano Reggiano, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, il Culatello di Zibello, i salumi di mora romagnola, insieme ai salumi Piacentini insieme a miele, frutta, verdura selezionati  dall’Associazione Chef to Chef, in collaborazione con Slow Food e Strada dei Vini e dei Sapori di Rimini. Inoltre Slow Food Emilia Romagna e Condotta di Rimini porteranno ad Al Mèni 2019 una riflessione sul “Mare bene comune” attraverso laboratori, incontri, personal shopper e assaggi.

Non è tutto: i manufatturieri di Matrioška Lab Store: l’evento-contenitore che richiama a Rimini due volte all’anno i migliori creativi con il suo “Speciale Matrioška”, una incursione di più di venti tra i migliori artigiani e designer che andranno ad animare un salone a cielo aperto che parte dalla Fontana dei Quattro e prosegue per tutto piazzale Fellini, come ad accompagnare i visitatori all’ingresso del tendone del Circo 8 e ½. Vestiti, gioielli, arredi, ceramiche, illustrazioni, lampade e tanti prodotti dedicati al cibo… tutti creativi e originali.

E ancora due “Fuori Al Mèni”: una festa in spiaggia il sabato sera con tutti gli chef protagonisti dell’evento, consolle dj e cocktail;  un Pic Nic stellato della domenica mattina, un déjeuner sur l’herbe nei giardini del Grand Hotel di Rimini a cura di Claudio di Bernardo, chef del Grand Hotel di Rimini, Roberto Rinaldini, maestro di pasticceria, in collaborazione con Massimo Bottura e gli chef di Al Mèni.

N.B. L’evento sarà completamente plastic free. E, grazie alla collaborazione con Food for Good, il cibo non consumato al termine dell’evento sarà recuperato.

Ci vediamo ad Al Mèni!

Testo di Redazione Cook_inc.

Pesaro 14, 15 e 16 giugno: ecco le coordinate per l’esperienza da non perdere il prossimo week end. La quinta edizione dell’Europa Street Food Festival si svolgerà dalle 17 a mezzanotte sul lungomare della città. Il primo street food organizzato nelle marche è gratuito e non vede l’ora di ospitarvi.

Saranno presenti numerosi food truck, cooking show, chef provenienti da tutto il mondo, laboratori gastronomici, approfondimenti su gusto e alimentazione, presentazioni di libri, concerti e la grande novità di questa edizione: il Bakery e Pastry Street Food. Inoltre domenica 16 giugno avverrà la finale del contest per il miglior panino marchigiano organizzato dall’Accademia del Panino Italiano.

I sapori verranno da tutto il mondo. Si esprimerà il territorio marchigiano, ma saranno presenti anche altre particolarità, come il ghiacciolo La Bomba Brandina (dalla storica bomba di Santarcangelo di Romagna) o la paella spagnola. E non è tutto perché le golosità vantano un ventaglio di scelta strepitoso: dai panini con le specialità locali al lampredotto toscano, dallo gnocco fritto romagnolo alla bombetta pugliese, passando per fritti catalani e carne argentina. Grande spazio sarà riservato ai dolci marchigiani, alle golose Gaufre belghe, alla pasticceria italiana e francese e saranno presenti anche food truck vegani e gluten free.

E poi la birra! Immancabile co-protagonista dello street food sarà rappresentata dal birrifico artigianale marchigiano Collesi e la birra belga Leffe; un autentico viaggio di migliaia di km presi per mano da cibo & co.

Il palco principale dell’evento, a pochi passi dalla Sfera di Armando Pomodoro, vedrà alternarsi chef come Stefano Ciotti, Emanuele Vallini e il pastry chef Paolo Brunelli. Sono state appositamente pensate attività e presentazioni per i più piccoli che andranno in scena nell’area Kids alla “Palla” di Pomodoro.Andrea Amadei “il bello e buono” di Radio Rai2 condurrà i visitatori in tutte le giornate nell’esperienza street food

Non ci resta che augurarvi un gustoso week end. Per saperne di più: www.europastreetfoodfestival.com

Testo e foto di Redazione Cook_inc.

25 Maggio 2019 – non il solito sabato di maggio a Panzano in Chianti. L’atmosfera è cinematografica (come sempre all’Antica Macelleria Cecchini) tra ciccia, fiaschi di vino e rock’n roll. Misto ai turisti c’è un gruppettino festante: il Gotha della New (Ethic) Meat Generation. Che ci fanno tutti questi Masters of Meat insieme a Panzano in Chianti (oltre a godersi le prelibatezze del buon Dario Cecchini)? Procediamo per ordine e flashbacks.

Dario Cecchini nella sua macelleria

Nel 2015 tale Franck Ribière (personaggio focale, tenetelo a mente), produttore e scrittore, parte per un viaggio intorno al mondo alla ricerca delle migliori steaks. Trova allevatori, macellai e cuochi strepitosi, scopre modi diversi di allevare i bovini, trattare le carni e cucinarle e ne produce il documentario Steak (R)evolution – libro e filmcon la moglie Vérane Frediani. Dieci erano i super butchers che all’epoca stavano facendo la rivoluzione del mondo carne in tutta la sua filiera.

È bene sottolineare che il documentario di Franck arriva in un periodo piuttosto drammatico per i macellai: il numero di coloro che portano avanti il ​​mestiere di macelleria tradizionale è diminuito drasticamente a causa della crescente industrializzazione, dell’automazione nella lavorazione e dell’apatia dei consumatori. Si è formato un abisso tra le generazioni e con questo divario il rischio di perdere preziose conoscenze e savoir faire è molto alto.

José Gordon e Franck Ribiere

Il documentario e il libro Steak (R)evolution hanno un forte impatto su chi si interessa all’argomento carne, caso emblematico quello di Max Torganov, russo trentenne che, folgorato dal libro, ha deciso di cambiare la sua vita e diventare macellaio. Passano gli anni e aumenta la nuova sensibilità “carnivora” tra allevatori, macellai e ristoratori che puntano alla riscoperta della qualità delle carni bovine (e non solo) in toto, contro la logica del sovra-consumo e dell’industria. I craft butchers iniziano a venir sempre più in contatto tra loro e a sentir la necessità di scambiarsi opinioni e soluzioni ai medesimi problemi che si trovano ad affrontare in diverse parti del mondo. I macellai artigiani si migliorano, studiano e creano veri e propri paradisi della carne, nelle rispettive botteghe-boutique da San Pietroburgo alla Corsica, dalla Norvegia al Giappone. Credono fortemente nell’importanza di tornare alle origini e preservare la saggezza dei loro mentori, integrando al contempo i valori moderni per creare una visione per il futuro del mestiere e delle carni.

Hendrik Dierendonck

Nel 2016 il primo Meat Summit di Copenaghen, un evento pionieristico che ha riunito macellai di tutto il mondo ha dato vita al “Butcher’s Manifesto” una ONG internazionale che mira a raccogliere, preservare e tramandare metodi e conoscenze tradizionali di macelleria. Che ha definito anche le linee guida (5 principi) per i macellai da seguire al fine di riportare alto l’orgoglio professionale e garantirne la sopravvivenza. Dalla sua fondazione nell’agosto 2016, Butcher’s Manifesto è diventato un movimento internazionale con un consiglio europeo, un team di ambasciatori internazionali e l’inizio di un programma di formazione internazionale con formatori negli Stati Uniti e in Europa. La missione del Butcher’s Manifesto è quella di collegare tra loro questi artigiani chiave della macelleria tradizionale per progetti futuri.

Arriviamo così al 2019. E al desiderio (realizzato) di Franck di riunire tutti i protagonisti del suo documentario e di creare l‘Institute Masters of Meat, per portare avanti il lavoro già intrapreso dal Butcher’s Manifesto e creare un network di maestri macellai per confrontarsi e aiutarsi a vicenda. Dario Cecchini si entusiasma subito all’idea dell’amico e si offre di accogliere il primoradunodi Masters of Meat nella sua Panzano in Chianti, nella sua Bottega.

José Gordon

Eccoci finalmente al 25 maggio 2019: a pranzo all’Officina della Bistecca con Franck Ribière, Hendrik Dierendonck dal Belgio, Max Torganov e amici dalla Russia, José Gordon e Àlex Castany dalla Spagna, Stephane Balluet dalla Francia, Jacques Abbattucci dalla Corsica, Alison and Robin Tuke dalla Scozia, Elizabeth Paul dal Piemonte, Aaron Mizrahi dal Messico, Idar Håland dalla Norvegia e tanti altri. Si pranza in allegria con il Cecchini Show e si parla – tanto – di quel che sarà di questa prima grande riunione. Si insiste sull’essenzialità dell’approccio onesto e trasparente alla carne, sull’importanza di conservare e rivalutare le razze tradizionali con caratteristiche uniche e valore culturale che si stanno perdendo nel processo di industrializzazione.

Per tutte queste persone la carne è come una missione. Da seguire secondo canoni etici ben precisi. Quegli stessi canoni definiti nel Butcher’s Manifesto che onorano le meravigliose tradizioni di macelleria unite alle nuove conoscenze professionali per assicurare che i maestri del macello presenti conferiscano tutto il loro know-how e le loro competenze a coloro che vorranno seguirne l’esempio. L’approccio rapido ed economico alla produzione di carne ha eliminato la conoscenza approfondita della carne, dal taglio integrale, alla provenienza, agli utilizzi. L’obiettivo è di portare l’attenzione sul consumo responsabile delle carni e ridefinire il ruolo dei macellai artigiani. Cambiando i gusti dei consumatori con prodotti a valore aggiunto, a basso spreco e deliziosi, utilizzando nose to tail le carcasse. Questo implica pagare un po’ di più la carne e mangiarne meno.

I Masters of Meat

Foto di Verane Frediani and Franck Ribière

The MEAT revolution starts now o meglio dire… la MEAT revolution è già iniziata, ma per passare dal nero al bianco è necessario attraversare il grigio, così ci dice Hendrick Dierendonck, uno dei pionieri del movimento. Ora siamo nella fase grigia in cui bisogna discutere, colloquiare e pensare assieme il futuro del mondo della carne. Fare gruppo, perché l’unione fa la forza. E poi fare festa. Cucinando le migliori steaks del mondo gomito a gomito. Come è successo a Panzano (e che bello che è stato). Ma questa è un’altra storia.

Good Luck Masters of Meat.

www.steakrevolution.com

www.butchersmanifesto.com

Testo di Redazione Cook_inc.

Foto di Guido Rizzuti tratte da Cook_inc. 10

“Gli Spaghettoni al burro e lievito di birra sono certo per noi un’apoteosi, un’insensata scarica di energia in un dispositivo minimale e sottrattivo […]. Un piatto-miracolo. Un piatto-mondo. Un piatto da fine del mondo, deterritorializzato quanto basta per rendere definitivamente caduche tante coordinate spazio-temporali”. Scrisse Andrea Petrini su Cook_inc. 10 raccontando Riccardo Camanini @ Lido 84. Era il 2014 e Andrea Petrini rimase folgorato dagli Spaghettoni al burro e lievito di birra di Riccardo Camanini, suo piatto iconico, di cui vi proponiamo la ricetta.

per 4 persone

Per la pasta

320 g di spaghettoni artigianali

130 g di burro Beppino Occelli

Cuocere gli spaghettoni al dente in abbondante acqua salata. Scolarli e mantecarli in una padella con il burro precedentemente pesato e lasciato sciogliere.

Per il lievito di birra

lievito di birra q.b.

Sbriciolare del lievito di birra su una teglia e farlo seccare in forno a 70°C per circa 5 ore.

Per completare il piatto

Disporre la pasta a mo’ di nido in un piatto e spolverarla con il lievito di birra essiccato.

Giancarlo e Riccardo Camanini


Ristorante Lido 84

Corso Zanardelli 196

25083 Gardone Riviera (BS) 

Tel: +39 0365 20019

www.ristorantelido84.com

Testo di Redazione Cook_inc.

Foto di Guido Rizzuti tratte da Cook_inc. 10

Il Ristorante Lido 84 a Gardone Riviera dello chef Riccardo Camanini si è appena aggiudicato il premio “One To Watch” assegnato dai The World’s 50 Best Restaurants. Ci siamo congratulati con Riccardo e con tutto il suo team per il nuovo meritatissimo riconoscimento… e ne abbiamo approfittato per fargli un paio di domande.

1 – Riccardo, è passato un bel po’ di tempo dal nostro incontro in occasione dell’articolo su Cook_inc. 10 in cui raccontavamo di uno dei tuoi piatti iconici: gli Spaghettoni al burro e lievito di birra. Era il 2014 e Andrea Petrini lo definiva così qui: “Gli Spaghettoni al burro e lievito di birra sono certo per noi un’apoteosi, un’insensata scarica di energia in un dispositivo minimale e sottrattivo […]. Un piatto-miracolo. Un piatto-mondo. Un piatto da fine del mondo, deterritorializzato quanto basta per rendere definitivamente caduche tante coordinate spazio-temporali”.

Partendo da quel piatto, che pieghe ha preso il tuo percorso di chef? Come si è evoluto Lido 84?

Andrea ha scritto parole potenti, fa un certo effetto rileggerle. Cosa ė cambiato? Difficile da capire da dentro, la materia prima probabilmente è cambiata più di tutto e pure la sensibilità sul lavoro con i ragazzi; sono tutti cresciuti molto, hanno una buona indipendenza e lavorano molto bene tra di loro… dobbiamo loro molto. La materia prima ti dicevo è cambiata, cambiata nella scelta, più approfondita, le dedichiamo più tempo e si è instaurato un rapporto di fiducia con molti fornitori e il risultato è che spesso mi propongono chicche di difficilissima reperibilità, mi sento coccolato. È pure cambiato l’approccio sul prodotto; in fase di studio c’è un’analisi più profonda. Desidero vedere tali prodotti nel piatto, desidero mangiarli e l’approccio è sempre più libero di esprimersi attraverso la “Gola”. L’approccio di gola probabilmente è stato il cambiamento più importante, proprio perché è legato alla parte emotiva e non cerebrale, e questo ne determina quindi abbinamenti molto più personali. Cerco di incanalare i giusti passaggi con l’esperienza e le molteplici prove.

2 – Questi sono stati per te anni di ascesa. Da “volto sconosciuto ai più” (Petrini – Cook_inc. 10), sei stato premiato il 18 febbraio 2019 a Parigi dai World Restaurant Awards con il premio House Special per la tua Cacio e pepe in vescica.  Ora vieni riconosciuto come il One to watch (una delle destinazioni culinarie più promettenti al mondo) dai The World’s 50 Best Restaurants.

Quali sono stati per te i momenti più significativi in questi anni?

Ancora una volta mi impressiona ciò che scrivi. Sicuramente c’è stata molta attenzione nazionale e internazionale della critica gastronomica e degli avventori, questo ci ha stimolato continuamente nella crescita, sono condizioni e contingenze temporali particolari. Ti devo dire la verità, non ci soffermiamo molto su questo e quasi sempre cerchiamo di capire come rinnovarci professionalmente. La quotidianità ci assorbe ancora molto del nostro tempo e questo lascia poco spazio libero per soffermarci su ciò che è stato. Momenti significativi ce ne sono stati veramente tanti ma se devo pensarci vedo soprattutto un lavoro continuo e incessante. Ammiriamo molto e guardiamo con curiosità i nostri colleghi che da qualche anno più di noi fanno di questo mestiere un’opera unica.


Ristorante Lido 84

Corso Zanardelli 196

25083 Gardone Riviera (BS) 

Tel: +39 0365 20019

www.ristorantelido84.com